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Fabio Strinati – Poèmes (it)

29 Juin
Fabio Strinati, Italie

Fabio Strinati, Italie

ABBANDONATO

 

Non solo mi chino su questa terra di fango marrone

e mi piego scacciando le ferrose catene

in un nevrotico abbandono,

 

che la sorte ormai guastata

nella sua biada di morte camuffata, travestita

da una sagoma di vita slavata e lunatica,

 

mi rende uno specchio d’inverno opaco,

e steso nel vuoto nell’incertezza

siderale che tanto mi somiglia,

ecco che mi spengo

in uno stordimento contrariato.

IO E IO

 

Credo che la vita sia il mio principale aguzzino,

 

e quando ci sono quelle giornate umide

e le mosche bidonate nella lordura del momento,

mi ritiro nel mio bureau di taccuini,

guardo il cielo e mi rivedo spiaccicato

su quelle lente nuvole stracolme d’acqua,

in quei giorni stringati di dicembre

e i cortili imbiancati come lenzuoli d’avi e di morte!

 

LA MACCHIA

 

Come si dissolvono le nostre polveri nell’incertezza

della vita, o della morte che penetra che arriva

e alimenta altra morte, che impregna

la nostra vita che finalmente, al tocco della falce si svela.

 

Il tempo è in movimento e lontano;

e la solitudine serpeggia senza catene di ferro

durante i nostri momenti vuoti,

e quando un po’ d’ombra arriva a noi come

una macchia di petrolio su questa lavagna di vita,

il nostro vivere diventa fievole,

la nostra anima sbiadita.

 

 

IL COLPO

 

Schizzano sul muro sudato le imperfezioni

d’una vita vissuta sguaiata

 

come ritratti che furono sepolti

verso una sera incastonata tra le spine,

 

dubbi in crepe di polvere, graticole

interrotte nel calore inaffidabile

 

che lentamente strappa la sua carne al vento,

come dalla memoria d’un proiettile

sempre in eterno si scava.

 

DI COLPO

 

La mia gola asciutta in un rogo di sibili

come punita dagli eventi nati e scomparsi

negli adagi attimi rimescolati,

 

granelli di buio come ragnatele disperse

in un vecchio cerchio di plastica

assediato da rette immaginarie, matite

di cerume come travi di feritoie invano

 

 

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